La storia del videogioco dagli anni Settanta fino ai primi anni Duemila

La storia del videogioco dagli anni Settanta fino ai primi anni Duemila

GamesCollection

Ore 10.00 - 18.00

Retrogaming. Novanta postazioni interattive che ripercorrono la storia del videogioco dagli anni Settanta fino ai primi anni Duemila a cura di GamesCollection.

Una parte della rassegna adotterà un approccio di tipo cronologico, ricostruendo l’evoluzione del medium mediante le console, i computer, i giochi più rappresentativi: le tappe che hanno determinato la nascita e la diffusione dell’home gaming, gli hardware più amati, le grandi “console war” e i sistemi di gioco meno noti, che pure in qualche misura hanno introdotto idee innovative e posto le basi per la maturazione del mercato videoludico. La rassegna propone anche degli approfondimenti tematici.

  • Videogioco ed estetica del cibo: sin dai loro primi anni di vita, i videogiochi hanno messo al centro del proprio immaginario la dimensione alimentare: caramelle, fette di torta e leccornie di ogni tipo compaiono spessissimo come power up nei platform, negli shoot’em up e nei maze game; vi sono giochi ad ambientazione e tematica gastronomica, come Burger Time, Food Fight, Pierre le Chef is… Out to Lunch e Kitchen Panic. Più recentemente hanno preso piede autentici cooking game (Ore No Ryouri e Yakiniku Bogyo negli anni Novanta, la fortunata serie “Cooking Mama” negli anni Duemila). La rassegna focalizza la nascita e l’articolazione del legame tra videogioco e cucina, cercando di mettere in luce come il cibo vada a caratterizzare fortemente l’estetica degli action game bidimensionali, dagli anni Ottanta fino ai giorni nostri.

       L’Istituto Treccani, in questa sezione, mostra Artusi Cooking time: una divertente interpretazione in chiave videoludica delle più curiose e famose ricette del gastronomo italiano per antonomasia, Pellegrino Artusi.

  • L’evoluzione della specie raccontata dai videogiochi a partire dai 16 bit sino ai primi anni 2000.

       A proposito del rapporto tra videogioco e scienza, una selezione di titoli approfondisce sotto diversi profili il tema dell'evoluzione della specie e della lotta per la sopravvivenza. La rassegna retrogaming metterà in luce il mutevole equilibrio tra ascendente darwinista e libera creatività dello sviluppatore, che talvolta prende le mosse dalla scienza per dare luogo a impianti narrativi di tipo fantasy o fantascientifico (esemplare in tal senso il caso di E.V.O.: Search For Eden).

  • Arte e videogioco: il progressivo sviluppo e affinamento di una nativa iconografia del virtuale.

Il videogioco è capace di espressività e ben presto i designer se ne sono resi conto: Lionheart, Agony, Flink,Adventures of Lomax profilano una ricerca estetica di matrice occidentale, interamente basata sull’armonia delle forme. LSD Dream Emulator apre le porte alle sperimentazioni sinestesiche e al free roaming game, ICO e Shadow of the Colossus sono l’incarnazione videoludica della categoria estetica di sublime. Tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila emergono poi altre forme di raffigurazione ai confini tra videogioco e arte, dal cel-shading di Jet Set Radio alle ambientazioni cibernetiche di iS: Internal Section, dal surrealismo splatter di ParanoiaScape a quello fantasy e kawaii di PuLiRuLa.

  • Jeff Minter, sviluppatore inglese, primo game designer a soffermarsi sul concetto di autorialità in campo video ludico.

       La selezione comprende alcuni dei giochi più significativi di Jeff Minter.  Rivendicando la sua indipendenza creativa d'artista e discostandosi da una concezione meramente  tecnica del developement, a partire dall'inizio degli anni Ottanta, Minter ha realizzato  una serie di videogames dall'estetica visionaria, che conciliavano un gameplay innovativo con un immaginario psichedelico ricchissimo di citazioni e pervaso da uno spiccato gusto per l'assurdo. Nella sua costante contrapposizione al mercato videoludico mainstream – che vedeva un progressivo adeguamento delle grandi produzioni ai canoni di gameplay dettati dai primi classici arcade, a scapito dell'originalità dei nuovi video giochi – Minter è stato una sorta di antesignano dello sviluppo indipendente, che si è guadagnato nel corso degli anni il consenso di migliaia di fan. In un percorso di straordinaria coerenza artistica e intellettuale, negli anni Novanta e Duemila ha prodotto una serie di videogiochi in netta controtendenza rispetto alle mode e ai gusti del grande pubblico, scegliendo di sviluppare i suoi titoli su piattaforme poco fortunate come Atari Jaguar e Nuon: ciò gli ha permesso di rimanere fedele alla propria idea di sviluppo e di approfondire la sua ricerca nella direzione di una più complessa psichedelia, sia dal punto di vista visivo che da quello musicale.

 

Indietro